Economia circolare, quando produzione e consumo diventano più sostenibili (e responsabili)

2020/06/24

  • Non c'è niente di più utile del nostro smartphone per capire, in piccolo, il funzionamento dei principi basilari dell'economia circolare. A partire dalla logica produttiva che gli sottostà.
  • Circolare, un modello per opposizione a lineare. Negli ultimi 150 anni le nostre economie si sono basate su un uso intensivo e indiscriminato di risorse energetiche e materie prime, senza considerare la gestione intelligente dello scarto al termine del ciclo produttivo.
  • Due riferimenti per la circular economy, uno internazionale, l'altro italiano: "Ellen MacArthur Foundation" e "Fondazione per lo sviluppo sostenibile".

Che cos'è l'economia circolare? Il modo migliore per rispondere a questa domanda è prendere in mano il nostro smartphone. Per una volta, però, senza perderci in isteriche googlate. Ci basta meno. È sufficiente rimanere fissi sull'oggetto in sè. Alla sua essenza.

Lo smartphone, il cellulare, ha dentro un po' di tutto: plastica, vetro, metalli (alcuni molto preziosi). Buttarlo in discarica costa moltissimo: costa da un punto di vista ambientale, costa da un punto di vista economico. Perché, dunque, non insistere su riparazione, riutilizzo e, in ultima analisi, quando siamo giunti al fine vita del nostro amato feticcio, sul riciclo? L'economia circolare risponde a questo tipo di sensibilità, diciamo pure a un'esigenza molto attuale e non più rinviabile di economia pulita e sostenibile.

Lo stop all'obsolescenza prematura nel mondo dell'elettronica, per dire, è uno dei punti fermi del nuovo Piano d'azione con cui la Commissione Ue avanzerà, nel 2020 e nel 2021, una serie di proposte legislative sul tema dell'economia circolare.

L'aggettivo circolare si oppone a lineare. A spanne il modello di crescita economica che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni di storia, si definisce economia lineare, ovvero un'economia industriale basata sull'estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione inevitabile di scarto. Questo modello è arrivato al capolinea: l'estrazione indiscriminata di materie prime e la dismissione dei prodotti ha causato effetti ambientali dannosi come l'inquinamento dei mari e della terra, il dramma delle discariche, le emissioni di gas serra climalteranti. E l'elenco delle dolenze è lungo, potenzialmente infinito.

A volere essere precisi, e un tantino accademici, possiamo dire che i primi modelli alternativi all'economia lineare nascono tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta del secolo scorso.

Tra i maître à penser dell'economia circolare ci sono l'architetto svizzero Walter Stahel, il fisico statunitense Amory Lovins, il designer a stelle e strisce William McDonough, il chimico tedesco Michael Braungart e l'economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen. Tutti quanti hanno elaborato, anche attraverso importanti contributi scritti, modalità alternative per fermare lo spreco di materia e promuovere la produzione efficiente, il riciclo, le energie rinnovabili.

Oggigiorno, sempre guardando fuori dai confini patri, a fare da battistrada sui temi della circular economy c'è la Ellen MacArthur Foundation, fondazione privata con sede a Chicago sostenuta da colossi del mondo industriale. Per la Ellen MacArthur Foundation l'economia circolare è "un'economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un'economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera".

In Italia su questi temi si segnala l'attività della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e il suo "Circular Economy Network", progetto sostenuto da un gruppo di imprese e organizzazioni di diversi settori economici.

Per concludere, possiamo affermare che l'economia circolare altro non è che una risposta antica a problemi moderni. In passato, come ci potrebbero ricordare i nostri nonni, quando eravamo mediamente più poveri, l'imperativo categorico era: non si butta via niente, tutto si ripara e guai a sprecare energia. Vero è che l'energia, negli ultimi trent'anni, è diventata accessibile e a basso costo: un invito nemmeno troppo velato a sprecare senza senso. Adesso però natura e sistemi economici ci presentano il conto. Ma questa è tutta un'altra storia.

Informazioni

Meck Market S.r.l.s.

Viale Virginia Reiter 8
41121 Modena (MO)
P.IVA 03883500369
Capitale sociale 500€ i.v.

Link rapidi

Copyright 2020-2021 © Meck Market S.r.l.s.. Tutti i diritti riservati.